Settimana di metà Dicembre 2021


Più legami abbiamo, più viviamo nel panico, le persone muoiono o ci lasciano, le cose si perdono, si rompono, vengono rubate e a un tratto ci troviamo completamente nudi. Nudi e disperati. Naturalmente siamo sempre stati nudi, ma abbiamo finto di non saperlo, di non vederlo.
(Susanna Tamaro)

Dice Frank Clark che “la cosa più importante che i genitori possono insegnare ai loro figli è come andare avanti senza di loro.” Quando sei giovane e senti di avere in pugno la vita non pensi a queste tragedie, ma se qualcuno inconsapevolmente, ti facesse la domande «cosa significa perdere il papà?» le risposte sarebbero varie e molteplici. Nessuno per onestà intellettuale e forse paura chiede mai cosa significa. Perdere un padre è sentire la terra crollare sotto i piedi, è essere colti d’improvviso da un temporale e accorgersi di non avere l’ombrello, è sentire un dolore nel petto talmente forte e sordo che non ti fa chiudere gli occhi nei giorni, mesi, a seguire. Perdere un padre è sapere di non avergli detto tutto; di non aver avuto quel tempo necessario per fargli capire che il 50% di quello che tu oggi sei è merito suo; di non essere riuscito a mantenere la promessa fattagli quando promettevi che sarebbe andato tutto bene. Lì per lì, il giorno dopo, la settimana dopo non ti rendi conto ancora cosa è successo e le lacrime non scendono. Ma arrivano. Arrivano un giorno mentre fuori piove cercando di confondersi per nascondere il dolore che ti strazia l’anima, che ti fa a pezzettini, che ti contorce le viscere talmente tanto forte che vorresti urlare. Ma è un grido sordo, silenzioso che ti brucia l’essere. Perdere un padre è realizzare che non dirai più la parola “papà” e che forse la prossima volta che la sentirai è perché tua figlia o tuo figlio la pronunceranno. Perdere un padre è ritrovarsi in una piazza affollata, sentirsi soffocare e sapere che nessuno arriverà a prenderti con le sue mani grandi per salvarti dalla furia del mondo, e lì realizzi che devi saperti salvare da solo, che il “tutto bene” deve diventare una menzogna e non una forzata verità. Ti convinci con quella fievole forza e con una mezza bugia che questo dolore passerà col tempo. Forse è vero, forse no, forse non lo so. È quel momento della vita nella quale ti ritrovi davanti a tante persone, tante parole, tante sensazioni ma che tutte, alla fine, ti portano a ricordare la malinconia di un abbraccio non dato, o un bacio negato. Perdere un padre è il cordoglio, è il dolore della morte, è l’incessante ripetersi di  non aver fatto il possibile, è la follia data dal camminare insieme per un tratto della vita e poi, dall’oggi al domani, salutarsi senza essersi detti «ciao» abbastanza volte. Perdere un padre è toccare con mano il concetto metafisico di assenza: è trovare la somiglianza di qualcosa nel presente che ricordi un attimo fuggente del passato; è girare su se stessi aspettando di cadere ed essere risollevati da due braccia forti. Le sua braccia che non arriveranno mai. Ma perdere un padre è, anche, camminare sempre con lui, ridere con lui, pensare alla sua faccia così tanto spesso per paura di dimenticarla. Ci si rende conto che, in fondo, l’essere folli è il modo migliore per mantenere vivo il ricordo quando le foto, gli audio, i filmini non bastano. Ed un tratto senti la libera convinzione di avere il coraggio di vivere qualcosa che non c’è più, qualcosa che è nel vento in una giornata ventosa, nella pioggia in una giornata piovosa e, il più delle volte, in una giornata di sole. Lui amava il sole e il mare. Una cosa è certa: perdere un padre non è perdere la tua vita con lui, non è perdere i ricordi, non è perdere il suo profumo. I genitori sono persone speciali e speciale è la relazione con loro. Ci sono sempre stati, sono le prime persone, il primo affetto, che abbiamo mai incontrato. È, quella con loro, la nostra più antica relazione. Anche se rientra nel normale ordine delle cose che un genitore muoia prima di noi, quando li perdiamo da adulti, rimaniamo spesso sorpresi dallo spessore del nostro turbamento, dal senso di sradicamento e sospensione, dalla profondità e complessità delle emozioni che ci attraversano davanti a questa perdita. Alcune delle reazioni possono addirittura sorprendere o spaventare. Si provano, oltre allo shock, al dolore, ad un senso di intorpidimento, anche rabbia e sensi di colpa. I sentimenti che si vivono sono molteplici e spesso contraddittori e si manifestano quando meno ce lo aspettiamo, creando confusione e stress. Queste reazioni, queste emozioni finiscono spesso per rimanere seppellite sotto il peso degli impegni e delle attività che un adulto deve affrontare, sotto la routine della vita di tutti i giorni mentre sarebbe invece opportuno dare loro spazio ed espressione. Per ognuno di noi la morte della madre, del padre, è una perdita significativa e crea una serie di cambiamenti sia in noi in quanto individui, sia nell’assetto complessivo della famiglia e del rapporto tra le generazioni. Con la morte dei genitori perdiamo parte della nostra storia, parte di noi stessi e delle nostre radici: perdiamo, spesso, un confidente, un amico, un consigliere, un legame affettivo imprescindibile, al di là delle difficoltà che ci possono essere state. È dunque facile dopo la morte di un genitore sentirsi “persi”: all’improvviso, ci si può sentire come un bambino abbandonato, anche se siamo invece degli adulti, spesso con un lavoro, una propria famiglia e una vita propria. La morte di un genitore sollecita la riflessione sulla propria mortalità e ce la fa apparire più prossima di quanto non la percepissimo prima. Cambia, con la morte dei genitori, il rapporto tra le generazioni: all’improvviso ci troviamo in prima linea, non più schermati da chi ci ha preceduto. Se prima eravamo e ci potevamo ancora sentire “il figlio”, “la figlia” di qualcuno, con la loro morte diventiamo noi la generazione più anziana e questo può essere, da una parte uno shock, dall’altra la motivazione ad un allargamento di prospettiva. La morte di un padre solitamente è uno degli avvenimenti più tristi che una persona dovrà mai affrontare nella vita. Tuo padre potrebbe essere stato il tuo migliore amico, un supporto insostituibile, la persona che ti faceva sempre ridere. Potreste aver avuto una relazione difficile, ma ti senti comunque molto turbato per la sua scomparsa. Avrai probabilmente bisogno di tempo per vivere il lutto, il che significa che ti ci vorrà un po’ per elaborarlo prima di stare meglio. Appoggiarti agli altri e impegnarti in una qualche routine può aiutarti. Anche se non supererai mai del tutto la perdita, ricorda che la felicità è dietro l’angolo. Tuo padre vivrà per sempre nel tuo cuore!

PREVISIONI

Sabato resterà stabile e con buon sole. Da stasera, complici la scarsa ventilazione e l’inizio di inversione termica, inizieranno a tornare le foschie. Le temperature di notte saranno ancora inferiori a zero. Domenica vedremo cielo sereno con qualche velatura verso sera. Ancora foschie con umidità che acuirà il senso di freddo. Lunedì, Santa Lucia, inizia con velature residue che poi se ne andranno. Alla sera tornano le foschie. Temperature ancora frescotte, vento praticamente assente. Per martedì cielo sostanzialmente sereno, al netto delle solite foschie nelle solite ore. Mercoledì avremo di nuovo il cielo leggermente sporco, rimangono le foschie e temperature sempre basse. Giovedì interrompe la “ciclicità” delle precipitazioni, che saranno sempre assenti, e resteranno foschie, con meteo costante ed invariato. Per venerdì solita giornata interlocutoria con temperature in leggera ripresa.

Non sai se la vita è un viaggio,
un sogno, un miracolo o una serie di tentativi di sfuggire al dolore,
se è una strada dritta verso l’orizzonte
o se è solo un groviglio.
Ma a volte ciò che conta non è trovare il senso.
L’importante non è sapere, ma essere.
Conta creare legami,
intrecciare la tua mano con quella di un altro.
Conta donare parole e atti di gentilezza.
Conta andare avanti e seminare
e seminare ancora.
(Fabrizio Caramagna)

I “legami umani” sono stati sostituiti dalle “connessioni”. Mentre i legami richiedono impegno, “connettere” e “disconnettere” è un gioco da bambini.
(Zygmunt Bauman, intervista di Raffaella De Santis, La Repubblica)

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