
(Helen Keller)
Partiamo dall’etimologia della parola ignoranza. Il termine deriva dal latino in-gnarus e significa letteralmente “che non sa”. Il non sapere è spesso un muro invalicabile nelle persone, soprattutto se queste non sono consapevoli o non vogliono ammettere la loro non conoscenza.Un tempo l’ignoranza era alquanto diffusa, ma si presume che ai giorni nostri si sia ormai estinta. Purtroppo è un vizio della specie umana che nasce da un mancato stimolo di ricerca e informazione sulla realtà circostante. Spesso viene sottovalutata, o forse esaltata come una qualità positiva e anticonformista. L’ignorante non solo è completamente disinteressato a conoscere ciò che lo circonda ma è anche molto lontano dal voler apprendere ciò che un altro essere umano può insegnargli. Vive nel suo mondo, fatto di menzogne e superficialità, stereotipi e luoghi comuni, vive nelle sue idee, bigotte e arretrate, vive nella sua concezione di valori, ristretti e indefiniti. L’ignorante osserva con invidia chi ne sa più di lui, da un lato lo ammira per la sua voglia di conoscenza ma dall’altro lo giudica e lo definisce un dotto maestrino https://naturheilpraxis-hauri.ch/ che cerca di impartire lezioni di vita. Sostiene il motto “pensare fa male” ed è convinto che si viva meglio senza porsi nessun tipo di domanda e senza cercare nessuna risposta. Ma questo non toglie che siano persone silenziose, anzi l’ignoranza è chiassosa e cafona e pian piano si appropria delle nostre case, delle nostre strade, delle nostre città e del nostro paese. La soluzione sarebbe quella di lanciare una bomba di cultura e sapienza, sperando che porti distruzione e rinascita. Ma il sapiente sa, che questo non sarà possibile, l’ignorante invece è convinto che probabilmente sia un’altra profezia Maya!
La maggior parte delle persone della nostra epoca non si rende conto che l’ignoranza è pericolosa. In un periodo storico in cui l’abbondanza di informazioni superficiali o incomplete ci dà la falsa convinzione di sapere, è necessario fermarsi a riflettere.
Per capire che l’ignoranza è pericolosa partiamo da un esempio pratico. E’ mai capitato di discutere di un argomento che si conosce bene con qualcuno che, erroneamente, era convinto di saperne di più? Quasi sempre i toni si alzano estremamente in fretta e si scivola facilmente versi gli insulti. Pensare di sapere genera aggressività, conoscere davvero dona invece una certa quiete interiore.
Lo stesso vale per la cattiveria che, così come le persone veramente malvagie, certamente esiste a prescindere dall’ignoranza. Non tutte le persone malvagie e le azioni cattive, però, hanno come causa una reale scelta. L’ignoranza è pericolosa perché, molto più spesso di quanto si creda, può generare cattiveria: non sapere ci spinge verso azioni inconsapevoli e quindi rischiose, ci rende superbi e di conseguenza senza alcuna possibilità di miglioramento. Senza conoscenza diventiamo incapaci di fare le scelte giuste per la nostra vita ma anche nei confronti di chi ci circonda. Senza contare che l’ignoranza è la madre di molte paure. Purtroppo chi non sa o, peggio, pensa di sapere ma si sbaglia, diventa insensibile di fronte ai mali del mondo perché non li interpreta correttamente. Questo fa sì che il male si diffonda indisturbato perché si pensa addirittura che sia un bene. L’ignoranza è pericolosa perché gli approfittatori e i detentori del potere economico e politico conoscono questo meccanismo molto bene. Loro amano e alimentano la disinformazione delle masse perché in questo modo è più facile manipolarle e spingerle verso le loro truffe. I media hanno cercato per anni di alimentare la confusione: un popolo che non conosce come stanno le cose non alza la testa, spende di più e si fida ciecamente di ciò che gli viene propinato. Abbiamo lasciato che questo buio si insinuasse dentro di noi, perdendo interessi intellettuali ma anche entusiasmo e voglia di conoscere. Ed è proprio da qui che partono i principali problemi della società e dell’individuo. La bella notizia è che tutto può cambiare, anche se siamo stanchi e abbiamo già perduto la curiosità e l’entusiasmo per quello che ci circonda. Possiamo scegliere di informarci, di conoscere, di viaggiare, di fare qualcosa che non ci porta soldi ma ci arricchisce lo spirito. Possiamo iniziare a coltivare la cultura, l’arte e la bellezza in generale anche se non l’abbiamo mai fatto prima. Da una sola piccola fiammella di conoscenza (vera) può propagarsi un piccolo fuoco e poi un grande incendio che arriva anche agli altri. L’ignoranza è pericolosa perché si può anche morirne, cerchiamo di vincerla e sopravvivere!
PREVISIONI:
Giornate serene, temperature minime sempre basse, sottozero lunedì ed in leggera ripresa nei giorni successivi, temperature massime sempre in doppia cifra e verso i 20° tra giovedì e venerdì. Ventilazione a tratti fastidiosa oggi, sabato, domenica e nella prima parte di martedì. Per il resto calma piatta e nessuna precipitazione…la cosa si sta facendo grave. Da domani, domenica 20 Marzo 2022, alle ore 16.33, si entra nella Primavera astronomica.
Let the bodies hit the floor…
Beaten, why for
can’t take much more
(Here we go, here we go now)
One, nothing wrong with me
Two, nothing wrong with me
Three, nothing wrong with me
Four, nothing wrong with me
Push me again
this is the end
Skin against skin, blood and bone
You’re all by yourself but you’re not alone
You wanted in and now you’re here
Driven by hate, consumed by fear
Let the bodies hit the floor
Hey! Come!
(Bodies, di Stevie Benton, Christian Joseph Pierce, Michael J. Luce, David W. Williams)
Charles Monroe Schulz è stato un fumettista statunitense, conosciuto in tutto il mondo per aver creato le strisce dei Peanuts. Schulz amava disegnare e talvolta rappresentava il cane di famiglia, Spike, con particolari inusuali. Nel 1937, Schulz disegnò un’immagine di Spike e la spedì a Ripley’s Believe Itor Not! Il disegno venne pubblicato da con la didascalia “A hunting dog that eats pins, tacks and razor blades is owned by C. F. Schulz, St. Paul, Minn.” e “Drawn by ‘Sparky” (C.F. erano le iniziali di suo padre Carl Fred Schulz).
Dopo aver lasciato l’esercito, lavorò come insegnante. Fu anche predicatore laico di una Chiesa protestante. La sua prima striscia a fumetti con cadenza regolare fu pubblicata nel 1947 dal St. Paul Pioneer Press e. Anche il Saturday Evening Post accettò di pubblicare alcune vignette dei Li’l Folks. Fu in queste strisce che apparve per la prima volta Charlie Brown, così come un cane somigliante a Snoopy. Nel 1950 Schulz propose i suoi lavori alla United Features Syndicate e furono pubblicati per la prima volta il 2 ottobre 1950. Con l’andare degli anni, i Peanuts divennero uno dei fumetti più popolari di tutti i tempi. Parte della sua esperienza venne riflessa nei Peanuts attraverso le somiglianze con il personaggio principale; alcuni esempi:
- anche il padre di Schulz era barbiere e sua madre casalinga
- anche Schulz da piccolo aveva un cane
- anche Schulz era timido e introverso
- la ragazzina dai capelli rossi di Schulz era una donna, con cui aveva avuto una relazione. Schulz le chiese di sposarlo, ma lei rifiutò. Rimasero comunque sempre amici.
Il padre di Schulz morì nel 1966 mentre era andato a trovarlo, lo stesso anno in cui il suo studio in California bruciò in un incendio.
Nel novembre 1999 Schulz sopravvisse ad un ictus; poco più tardi gli venne diagnosticato un cancro al colon. A causa delle terapie e per il fatto che non riusciva a leggere o vedere con chiarezza, il 14 dicembre 1999 annunciò il suo ritiro, all’età di settantasette anni.
Schulz morì il 12 febbraio 2000 a causa di un attacco cardiaco. Il giorno dopo fu pubblicata la sua ultima striscia, in cui lasciava a Snoopy il compito di congedarsi dai suoi lettori con queste parole:
| «Cari amici, ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e i suoi amici per quasi cinquant’anni. È stata la realizzazione del sogno che avevo fin da bambino. Purtroppo, però, ora non sono più in grado di mantenere il ritmo di lavoro richiesto da una striscia quotidiana. La mia famiglia non desidera che i Peanuts siano disegnati da qualcun altro, quindi annuncio il mio ritiro dall’attività. Sono grato per la lealtà dei miei collaboratori e per la meravigliosa amicizia e l’affetto espressi dai lettori della mia “striscia” in tutti questi anni. Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy… non potrò mai dimenticarli…» |
| (Charles Schulz) |