EPIFANIA 2022

La gente mi ha sempre interessato, ma non mi è mai piaciuta.
(William Somerset Maugham)

Una delle illusioni più grandi e più pericolose della cosiddetta civiltà del benessere è stata quella che, per vivere, basti assicurarsi i mezzi materiali a ciò necessari; e, poi, lanciarsi all’inseguimento di ogni desiderio, di ogni capriccio, di ogni fantasia. In altre parole, si è dato per scontato (concezione banalmente materialistica dell’uomo) che la persona non abbia alcun bisogno di scopi, né di un progetto esistenziale, e nemmeno di una intenzionalità del proprio agire. Che ad ogni essere umano possa bastare ciò che si crede (a torto) esser sufficiente a uno scimpanzé rinchiuso nella gabbia di uno zoo: banane e noccioline a disposizione, quante ne può desiderare; un tetto sopra la testa, per ripararsi dal freddo e dalla pioggia; e un pubblico benevolo, davanti al quale sfogare, ininterrottamente, il proprio narcisismo e il proprio esibizionismo più sfrenato.
Davanti al fatto incontestabile che mole persone, pur disponendo di cibo, un tetto e qualche lusso, non hanno trovato affatto la serenità, ma sono in preda a nevrosi d’ogni genere, fino a giungere al suicidio, è sorto un esercito di volonterosi persuasori professionisti, psichiatri e psicanalisti, al fine specifico di rimuovere l’origine «irrazionale» del vuoto esistenziale e di persuadere i figli della società del benessere che tutto va bene, che non hanno alcuna ragione di lagnarsi, e che devono solo pensare a godersi la propria vita. Eppure neanche questo basta: molte persone, e spesso le più intelligenti e le più sensibili, continuano a manifestare una fastidiosa e inesplicabile insoddisfazione nei confronti della vita che conducono, a dispetto del fatto che in essa, apparentemente, non manca proprio nulla di ciò che dovrebbe renderle felici: famiglia, case, lavoro, vestiti, automobile: insomma, tutta una serie di cose considerate belle. Incredibile dictu, ma costoro non rispettano il copione prestabilito e soffrono di un inspiegabile senso di vuoto che, secondo molti non avrebbe alcuna ragione di sussistere. La risposta di psichiatri e psicanalisti è stata quella di alzare il tiro: e così si sono messi a scavare, come talpe, negli scantinati e nelle fogne della coscienza, alla ricerca di immaginari traumi infantili, di pulsioni incestuose e omicide, di ogni sorta di segreti vergognosi, per convincere i propri pazienti che loro, e solo loro, sono la causa del malessere che li affligge; o, per dir meglio, non loro, ma quell’altro che ha preso domicilio in loro, abusivamente, usurpando la loro carta d’identità… E invece no. Le ragioni del malessere, del senso di vuoto, della «nausea» di cui parlava Jean-Paul Sartre, hanno probabilemtne a che fare con l’aver tradito le esigenze più autentiche e profonde della persona umana, disconoscendonela vera natura, la ragione di essere al mondo e la sua ultima destinazione. Siccome hanno trovato e messo insieme un certo numero di antiche ossa, i nostri scienziati, indossando goffamente anche i panni del filosofo, pensano di aver capito tutto sull’origine dell’uomo, nonché sul posto che egli occupa nella natura e sul significato della sua esistenza; e sentenziano che, avendo trovato il modo di alimentare sempre il fuoco, tenere lontane le bestie feroci e soddisfare ogni altra esigenza materiale, egli non può aver niente altro da desiderare; a meno che, si capisce, sia malato e bisognoso di cure psichiatriche.
Ogni altra ipotesi suonerebbe per loro come un’eresia inaccettabile e, implicitamente, come una censura al loro modus operandi; mentre essi sono talmente certi e sicuri di avere la verità in tasca, da essere sinceramente persuasi che solo un individuo disturbato può pensarla diversamente; ma disturbato per ragioni e per problemi tutti suoi, che non hanno niente a che fare con le magnifiche sorti e progressive della specie “homo sapiens”…
Ecco, dunque, delinearsi gli anelli di una catena perversa, che impedisce all’uomo di trovare una risposta alle sue legittime esigenze e un conforto nella sua angoscia, perfettamente logica e comprensibile: una scienza che vuol sostituirsi alla filosofia; una filosofia che si riduce a psicologia; una psicologia che si riduce a puro edonismo: ricerca compulsiva del mero benessere individuale, considerato come il bene più alto e come il fondamento della vita morale. Questa catena è il prodotto di uno scientismo che giudica l’uomo null’altro che un animale un po’ evoluto e che, ritenendo (sempre a torto) di sapere cosa sia un animale e quali siano i suoi bisogni, ritiene di aver detto la parola definitiva sulle necessità della vita umana, liquidando una volta per tutte la sua nostalgia verso la trascendenza come una forma di nevrosi (Freud), di alienazione sociale (Marx), di repressione religiosa (Nietzsche).
Invece, se c’interroghiamo onestamente nel profondo del nostro essere, noi sentiamo chiaramente che non è affatto così; anche se il pensiero logico-matematico, che noi (sempre a torto) abbiamo assolutizzato, non è in grado di rendere ragione della nostra inquietudine. “Inquietum est cor nostrum, donec requiescat in Te, Domine“, diceva sant’Agostino: «il nostro cuore smarrito non ha Pace finchè non giunge a riposare in Te, Signore».
Considerare l’inquietudine come una specie di malattia, di deviazione dalla retta via: ecco il grande peccato di orgoglio della modernità, che non ha saputo vedere in essa il contrassegno della natura trascendente dell’uomo, la sua aspirazione al ritorno nell’Essere, dal quale proviene e al quale aspira,  con tutte le sue forze, a ricongiungersi.
Il nostro cuore è inquieto, perché non potrà mai appagarsi soltanto di tutte le belle cose di quaggiù; e non potrà mai mettere a tacere interamente l’istinto profondissimo che lo spinge a cercare qualche cosa d’altro, levando lo sguardo verso le altezze.
Il problema fondamentale, e l’ostacolo più scoraggiante, che la maggior parte delle persone incontrano nel loro anelito verso l’Assoluto, è l’impossibilità di trovare qualcosa in cui credere, qualcuno di cui potersi fidare veramente. E allora bisogna avere l’umiltà di riconoscere che questo bisogno profondo di gettarci a corpo morto in qualcosa in cui credere o in qualcuno di cui poterci fidare veramente, ci è stato dato non per una beffa dei nostri cromosomi o per un disturbo della nostra psiche, ma per richiamarci al senso della nostra autentica natura, del nostro essere nel mondo e della nostra ultima destinazione.
Fortunati, dunque, coloro che avvertono in sé questo malessere, questa perenne insoddisfazione cui non sanno dare un nome, né una causa apparente: è il segno che le loro forze più intime sono ancora vive, e lottano per venire alla luce. Disgraziati, invece, coloro che non avvertono nulla di tutto questo, magari stordendosi con l’aiuto di mezzi artificiali: vuol dire che, di umano, è rimasto loro solo l’involucro…
Il bisogno di credere in qualcosa e il bisogno di fidarsi veramente di qualcuno non sono affatto qualche cosa di estrinseco e, magari, di patologico, come vorrebbe una scienza presuntuosa, che non sopporta di non saper spiegare tutto e di dover ammettere i propri limiti.
Sono, al contrario, bisogni costituitivi dell’essere umano, legati al suo statuto ontologico: deforme, e mostruoso, sarebbe un individuo che ne fosse totalmente privo. Si tratta, perciò, di bisogni primari nel pieno senso della parola: non certo meno primari del bisogno di mangiare e di bere, anche se evidentemente appartengono a un altro ordine di priorità.
È proprio l’aver voluto vedere nell’essere umano soltanto un mammifero evoluto a casaccio (come, del resto, a casaccio sarebbe evoluta ogni altra forma vivente, secondo il darwinismo), che ci ha indotti a ritenere, erroneamente, che di solo pane possa vivere l’uomo.
E, a causa di un tale equivoco, si è finito per considerare come un’anomalia ciò che di più autenticamente umano alberga nella coscienza: l’inquietudine, la nostalgia dell’Altrove.
Se vi sono, in noi, dei tesori così grandi di desiderio d’amore, di fiducia e di pienezza, ciò significa che ci sono stati dati per qualcosa, per una ragione e per uno scopo ben precisi: come una lunga scala mediante la quale possiamo salire in alto, sempre più in alto.
Platone sosteneva che la bellezza sensibile è un mezzo per elevarsi alla bellezza spirituale. La stessa cosa si può dire per tutto ciò che attiene al mondo dei sensi: non sono dei traguardi in se stessi, ma gli strumenti per innalzarci verso la pienezza cui tutti aspiriamo, perché tutti nel fondo dell’anima sentiamo di essere profondamente indigenti.
Meravigliosa è la bellezza del mondo, e sarebbe una grave forma di ingratitudine non rendergliene merito; eppure, non è ancora tale da poterci appagare interamente.
Noi abbiamo bisogno di andare e stare, attraverso di essa, oltre di essa: questa è la giusta direzione da seguire.

PREVISIONI:

Domenica 2 Gennaio tempo stabile, cielo per lo più sereno, temperature miti ed assenza di venti. Lunedì 3 tempo più nebbioso in pianura ma discreto in quota, a causa della nota inversione termica. Nulla di particolare da segnalare. Martedì cielo molto nuvoloso, praticamente coperto. Dalla sera iniziano gocce persistenti anche se non degne di nota particolare. Aumento della ventilazione e lieve flessione delle temperature. Per mercoledì le precipitazioni saranno sempre più decise, con aumento della ventilazione a partire dal pomeriggio e discesa più sensibile delle temperature, tanto che in presenza di precipitazioni intense, nel corso della notte fino a giovedì, faranno la loro comparsa anche vistosi fiocchi di neve. Il giorno dell’Epifania vedrà residua nuvolsità in progressivo dissolvimento, venti più deboli ma calo delle temperature sempre più marcato. In serata e soprattutto in nottata attenzione alle gelate, anche sulle strade. Venerdì tempo buono, ma sempre freddino: le massime non supereranno i 4-5°, anche nelle ore più soleggiate.

In tempi di disperazione la gente crede a quello che vuole credere e noi abbiamo creato quello a cui volevano credere.
(Helena Bonham Carter in Serena Korgen, nel film Terminator Salvation)

PERSONAGGI DI SHULZ:


Woodstock

Woodstock, il piccolo uccellino giallo spettinato e maldestro è l’amico del cuore di Snoopy. Vola solo fino a una certa quota, perché se la supera gli sanguina il becco, nonostante ciò sembra che viva molte avventure straordinarie, che poi racconta a Snoopy, l’unico che riesce a comprendere la sua lingua fatta di tante piccole aste verticali. Inoltre Woodstock svolge il ruolo di segretario personale di Snoopy con grande efficienza, è particolarmente bravo nel battere a macchina le lettere improbabili che l’amico gli detta.
Quando non è in servizio Woodstock o si unisce in duetto a Schroeder, o gioca a baseball nella squadra di Charlie Brown, ma date le sue ridotte dimensioni rischia continuamente di rimanere vittima di pestaggi involontari.

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