“Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un’ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio di un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero Tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirTi, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto si insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima di una giovinetta palma…”
(Ripenso il tuo sorriso, Eugenio Montale)
Meteocereda, edizione del sabato. Dopo la “picchiata” verso il basso, le temperature stanno tentando una timida risalita su valori più il linea con le medie del periodo. Ma il sorriso dell’Autunno si allarga spalancando le labbra di cieli sereni, incorniciati da un viso che alterna sguardi ancora rigidi a guance più distese e ventose. La settimana che si apre vedrà infatti tre fasi diverse: al sereno di sabato si aggiungeranno delle nubi dalla parte centrale della domenica, fin verso la fine del lunedì, che se ne andranno mercoledì, soffiate via da venti più freddi che faranno scendere ancora le temperature al suolo fino alla fine di giovedì, quando altre nubi anticiperanno l’arrivo di un prossimo fine settimana abbastanza disturbato. Stiamo andando verso la metà dell’Autunno, che però in realtà finora non ha rispettato gli schemi più classici e non sembra intenzionato a trovare una sintesi tra tutte le diverse sfaccettature assunte dal suo inizio, anche in occasione dell’Estate di San Martino.
Buona settimana a chi cerca una sintesi, ma di più a Te che pensi (a ragione) che alla fin fine una sintesi non c’è!
“Lanciarsi nudi giù da un precipizio,
ritrovarsi in apnea nel freddo di un abisso.
Imparare le regole per poi infrangerle al momento giusto…
Forse è quella cosa che chiamiamo amore:
una vecchia storia di cui sappiamo poco,
che convince i cinici, confonde i diavoli
e ci fa cantare”
(Ci sono cose che ci cambiano, Paolo Simoni)
