“La neve era di già in terra (ora parlo di quasi duemila anni addietro) e il cavallo, ferrato a ghiaccio, vi stampava in doppia fila le sue orme, mentre il cavaliere si stringeva nel suo mantello, che in quel momento, dico con quel gran freddo, non avrebbe barattato con la porpora dell’imperatore. Il cavaliere era Martino, e camminava per tornarsene alla sua casa, distante ancora poco meno di quattro giorni. Ravvoltolato fino agli occhi in quel suo mantello, pensava per gusto alla sua casa, al suo tiepido letto, quand’ecco davanti a lui un povero vecchio, talmente povero che con quel freddo, fra quella neve, non aveva un cencio che gli coprisse le spalle. San Martino (si capisce bene ch’io discorro di lui) non era ancora santo, e neppure cristiano (studiava, sì, per diventare un giorno cristiano), ma il cuore era quello: tira la briglia al cavallo; si leva il mantello, lo addoppia, agguanta la spada, la pianta nel mezzo e zac! Di un pastrano ne venne due. Era una bell’opera di misericordia, e Colui che tiene conto del bicchier d’acqua; che dirà ai misericordiosi: “Ero ignudo e voi mi avete vestito”; volle subito ricompensarla, dimostrando quanto gli fosse gradita: nell’atto stesso che il soldato porgeva al povero la metà del suo mantello, tutta la neve che era in terra disparve, la terra si rasciugò, l’aria si fece calda, le piante sparsero la foglia, gli uccelli si misero a cantare: insomma una vera estate in pieno novembre. Martino credeva di sognare…”
L’Estate di San Martino è legata a questa leggenda del Santo di origine ungherese, che visse nel corso del IV Secolo dopo Cristo, fu Vescovo di Tours, e fondò il primo monastero databile in Europa. Per la sua opera di evangelizzazione, fu popolarissimo in tutta Europa, e poi nelle Americhe, dove migliaia di villaggi e paesi portano il suo nome. Non è chiaro quando sia nata la leggenda del mantello, né quando sia stata associata dalla memoria popolare e contadina al periodo di bel tempo che spesso insorge nel corso della seconda decade del mese di Novembre. E’ probabile che risalga a tempi antichissimi, di poco seguente alla morte del Santo, e che si sia diffusa poi rapidamente in tutta Europa, tanto che l'”Estate di San Martino” è conosciuta praticamente ovunque, e perfino negli Stati Uniti, dove questo periodo di intervallo di bel tempo viene definita “Estate Indiana”.
Il meteorologo Francesco di Franco riteneva che la comparsa di periodi anticiclonici in date fisse corrispondesse all’attraversamento da parte del nostro pianeta di polveri cometarie, in questo caso dello sciame meteorico delle Leonidi, che raggiunge il suo massimo attorno al 17 Novembre, e le cui polveri in atmosfera potrebbero essere una causa di questi rinforzi anticiclonici.
Al di là di tutte le leggende e possibili spiegazioni scientifiche, se andiamo ad esaminare le condizioni climatiche degli ultimi 100 anni, nel periodo compreso tra l’11 ed il 20 Novembre, notiamo come l’Estate di San Martino dal punto di vista statistico è sicuramente qualcosa di più di un detto popolare. In un numero assolutamente rilevante di casi, nella seconda decade di Novembre, prende piede l’espansione dell’Anticiclone dalle Baleari verso tutto il Mediterraneo. E’ evidente quindi che l’Estate di San Martino presenta un fondo di verità forse inaspettato. Ed anche in quest’anno del Signore 2012 si ripeterà ancora. L’11 novembre 2012 però sarà ricordato come un giorno particolarmente piovoso, ma lo chiudiamo cercando di sorridere: che sia stato il classico “temporalone estivo”?
La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar.
Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.
