Marzo pazzerell…issimo

“All’anima bella, come pure, al genio, parrà talvolta di stare al mondo come un nobile prigioniero politico in una galera di volgari malfattori, perciò tutti e due, come quest’ultimo, cercheranno di isolarsi.”
(Arthur Schopenhauer)

Stare sempre attenti a ciò che vogliono gli altri, cercando continuamente di farli contenti solo perché abbiamo paura delle conseguenze, alla fine può risultare spossante.
Tuttavia, questa non è la peggiore conseguenza di tale atteggiamento. Quando acquisiremo consapevolezza, ci renderemo conto di esserci persi a metà strada.
Dov’è finita quella persona che prima conoscevamo così bene? Quando abbiamo smesso di ascoltarci e abbiamo iniziato a farci guidare dagli altri?
Tramite piccole azioni quotidiane, abbiamo iniziato a ignorarci, fino al punto di vivere totalmente condizionati dall’esterno. Arriva, però, un momento in cui soffriamo, in cui non siamo felici nemmeno quando siamo con gli amici.
Gli altri possono essere persone tossiche, ma non solo: sono le nostre paure, i nostri continui tentativi di piacere agli altri e di essere perfetti ad averci portato a instaurare relazioni tossiche per noi stessi e per la nostra salute.
Per questo motivo, l’isolamento cosciente può aiutarci a ritrovare noi stessi. Quella persona che siamo davvero e che abbiamo messo da parte, ma che resta ancora in attesa di riaffiorare.
L’isolamento cosciente, inoltre, ci permette di avere una nuova prospettiva su tutto quello che accade attorno a noi. Come ben sappiamo, a volte prendiamo decisioni che non ci fanno bene o rispondiamo in un modo in cui, in realtà, non vogliamo perché ci manca la giusta prospettiva. Prenderci questo tempo per noi stessi ci aiuterà a vedere i problemi come opportunità, gli errori come lezioni di vita e le persone come specchi che ci parlano di noi stessi. A questo punto, ci rendiamo conto che l’isolamento cosciente sorge quando c’è qualcosa nella nostra vita che dobbiamo risolvere. Magari perché siamo depressi, non sappiamo gestire bene le nostre relazioni o perché ci sono paure che non vogliamo affrontare. A causa di ciò, si è verificata una sconnessione con il nostro vero IO che è importante recuperare. 
In effetti, anche se cerchiamo aiuto, sappiamo che possiamo trovarlo solo dentro di noi. Abbiamo solo bisogno di prenderci del tempo e di ascoltare.
La soluzione si trova sempre dentro di noi, anche se è vero che, a volte, abbiamo bisogno di un piccolo aiuto. In ogni caso, la responsabilità di cambiare le cose in bene per noi risiede solo nelle nostre mani.
Quando abbiamo un problema, a volte abbiamo bisogno di coccole da rivolgere a noi stessi. In effetti ci aspettiamo sempre che ce le diano gli altri, ma non ci rendiamo conto che dovremmo iniziare a farcele da soli. Siamo sempre in attesa degli altri e ci occupiamo sempre meno di noi stessi, forse perché pensiamo che sia da egoisti. Quando l’isolamento ci chiama, però, è giunto il momento di concentrarci su noi stessi e su nessun altro.  L’isolamento cosciente ci aiuta a diventare la nostra priorità, a coccolarci e ad ascoltarci quando ormai da troppo tempo ci siamo persi e non sappiamo più chi siamo. Passare un periodo da soli può essere positivo per vedere una situazione da una nuova prospettiva, per disfarsi di una dipendenza emotica o per poter superare un lutto.
Evitare l’isolamento cosciente quando sentiamo che è ciò di cui abbiamo bisogno può essere un errore. Le nostre paure su quello che diranno gli altri, persino la paura di perderli, non deve condizionarci.
Alla base del comportamento di isolarsi, poi, possono esserci vissuti adeguati al proprio sentire, alla propria soddisfazione, oppure l’isolarsi può nascondere la paura di stare con gli altri, una paura fobica (fobia sociale) una paura paranoica (l’altro vuole farti del male: la solitudine, è fuga e quindi rimedio di rapporti interpersonali vissuti come persecutori), una paura dell’esistere (la melanconia). Possiamo ripiegarci in noi stessi, rimuginare sulle preoccupazioni più pervasive ed in questo caso non riusciamo a metterci in sintonia con la realtà: questo meccanismo può rappresentare l’asse costitutivo del vissuto psicotico, non più scelta elettiva consigliata dalle circostanze, ma difetto, origine della sofferenza e del dolore morale. Esiste, quindi, anche una relazione tra solitudine e patologia psichica quanto meno per la colorazione maggiore di sofferenza e di disillusione. La “solitudine psichica” è un sentimento che può coesistere con quadri clinici, ma che deve essere differenziata dai sentimenti di una personalità sana. Esiste poi una differenza fra solitudine e depressione: la prima può contribuire a generare la seconda, tuttavia depressione e solitudine non sono la stessa cosa. Nella solitudine, pur nel disagio e nella sofferenza, le persone possono essere spinte a cercare nuovi contatti sociali e relazioni perdute. Una persona affetta dalla malattia depressiva, invece è cristallizzata nella sua condizione, non cerca soluzioni, il suo stato non è modificato dai rapporti con gli altri. La perdita del piacere è globalizzante e l’inibizione è frequente e grave. Alla base della ricerca della solitudine fisica, può esserci la difesa da un’ideazione persecutoria così come un’ideazione di indegnità ed è così che il sentirsi solo può attraversare tutta la psicopatologia, affettiva e non.
Alla base del comportamento di isolarsi e vivere soli possono esserci la personalità ansiosa o comunque con tratti di timidezza, ma anche un vero disturbo come la fobia sociale: la solitudine quindi da scelta libera diventa scelta obbligata, doloroso tentativo di difesa dal timore dell’incontro con l’altro. Risulta importante precisare le differenze in quanto molte persone timide proprio a causa delle somiglianze con la fobia sociale si attribuiscono questo disturbo pur non avendolo. La timidezza può essere definita come un tratto di personalità che può far sperimentare un lieve o moderato imbarazzo nel momento in cui ci si espone, ma non rappresenta un ostacolo nello svolgimento della vita della persona. La timidezza è facilmente individuabile a livello comportamentale: la persona timida cerca di evitare il contatto visivo durante uno scambio verbale, presenta una certa rigidità nella forma del comportamento sociale, adotta un controllo rigido delle proprie reazioni emotive, ha la netta convinzione che i contenuti dei suoi discorsi siano poco interessanti. Tutto questo la conduce ad avere rare relazioni sociali e alimenta la solitudine.
“La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili. Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario e l’amicizia fiorisce soltanto quando un individuo è memore della propria individualità e non si identifica più con gli altri” (C. G. Jung).

PREVISIONI:

Nel pomeriggio di oggi il tempo resterà buono, con meno aria. Anche per domani il cielo sarà sereno, con venticello freddo ancora fastidioso. Lunedì mattina ancora tempo buono, con qualche nuvola che compare, soprattutto verso sera. Nella notte scenderanno dei fiocchi. Martedì le nuvole un po’ alla volta se ne andranno, le temperature saranno in calo e nella notte si torna sotto lo zero. Mercoledì rimane tempo buono, e giovedì sarà in fotocopia, con minime sottozero ma massime in doppia cifra. Venerdì tornano le nuvole che impediranno alle temperaure di salire di giorno, ma che eviteranno ancora gelate notturne.

Come stai bambina? Dove vai stasera?
Che paura intorno: è la fine del mondo!
Sopra la rovina sono una regina,
ma non so cosa salvare…
Sono a pezzi, già mi manchi, occhi dolci, cuori infranti.
Che spavento: come il vento questa terra sparirà!
Nel silenzio della crisi generale ti saluto con amore…
Con le mani, con le mani, con le mani: ciao ciao!
Con i piedi, con i piedi, con i piedi: ciao ciao!
E con la testa, con il petto, con il cuore: ciao ciao!
E con le gambe, con il culo, coi miei occhi: ciao ciao!
Questa è l’ora della fine, romperemo tutte le vetrine.
Tocca a noi, non lo senti, come un’onda arriverà
Me lo sento esploderà, esploderà
La fine del mondo è una giostra perfetta
Mi scoppia nel cuore la voglia di festa
La fine del mondo, che dolce disdetta
Mi vien da star male, mi scoppia la testa…

Buonanotte, bonne nuit e bonne nuit e ciao ciao.
Buonanotte: è la fine, ti saluto, ciao ciao…
Mentre mangio cioccolata in un locale
mi travolge una vertigine sociale.
Mentre leggo uno stupido giornale
in città è scoppiata la guerra mondiale!

E con le mani, con le mani, con le mani: ciao ciao!
E con i piedi, con i piedi, con i piedi: ciao ciao!

Con le mani, con le mani, con le mani: ciao ciao!
Con i piedi, con i piedi, con i piedi: ciao ciao!
E con la testa, con il petto, con il cuore: ciao ciao!
E con le gambe, con il culo, coi miei occhi… Ciao.
(Ciao ciao, Dario Francesco Mangiaracina e Veronica Lucchesi “LRDL”)

PERSONAGGI DI SHULZ:

Rerun

Rerun Van Pelt è il fratellino minore di Lucy e Linus (in italiano il suo nome viene tradotto con “Replica” o “Ripresa”). E’ molto simile a Linus nei tratti, ma diverso nel carattere, più scettico e difficile da convincere. Tra i Peanuts è quello che è un po’ più bambino degli altri, e si distingue per il biberon sempre in mano.
Entra da subito a far parte della squadra di baseball di Charlie Brown. La sua prima partita corrisponde alla prima (ed unica) partita vinta dalla squadra, ma la vittoria viene annullata “perché qualcuno ha fatto delle scommesse”. 
Gli scommettitori? Rerun e Snoopy, ovviamente!
Rerun ha un unico terrore, essere portato in bicicletta dalla mamma. Il piccolo viaggia sul cestino e passa tutto il tempo ad avvisare la madre degli ostacoli che ci sono per strada, per questo indossa spesso un elmetto e si ritiene “Salvato dalle virgolette”. Desidera un cane tutto suo, ma i suoi genitori non lo accontentano. Così tenta di rapire Snoopy, che, però, non vuole saperne di Rerun. Il rapporto tra i due è particolare all’interno della dimensione dei Peanuts. Rerun è l’unico che considera Snoopy un cane, e che prova a trattarlo da cane, ma senza risultati. Rivelatrice è l’espressione di Snoopy, quando Rerun gli “ordina” di andare a riprendere il bastone che ha appena lanciato: lo guarda incredulo e si domanda se quel bambino dica sul serio…

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