
“C’è un limite oltre il quale la sopportazione cessa di una virtù.”
(Socrate)
Quando abbiamo bisogno del medico, in ospedale ma anche fuori, diventiamo tutti “pazienti”… anche nel senso che molto spesso bisogna aspettare con tanta pazienza!
«La pazienza è ciò che nell’uomo più somiglia al procedimento che la natura usa nelle sue creazioni» (H. de Balzac). Il verbo latino patior (subire, sopportare) e il greco pathein portano a vedere nella “pazienza” la capacità umana di “portare il peso” di un’avversità o di eventi che suscitano spontanea ribellione. Pazienza è quindi calma faticosa, costanza duratura e determinazione ininterrotta. Tutte azioni di segno contrario rispetto alla reazione. Così intesa, la “pazienza” non è il non fare nulla, in attesa che gli eventi, il tempo o, parafrasando Balzac, la natura facciano il proprio corso. “Pazienza” non è l’altro nome di ignavia, pigrizia, inerzia o fatalismo. A differenza della “pazienza”, queste non contribuiscono a disegnare scenari positivi. Sono solo alibi deresponsabilizzanti. Al contrario, «La pazienza è potere: con il tempo e la pazienza, ogni foglia di gelso diventa seta» (Confucio). Paziente è l’atteggiamento interiore di chi, percorrendo la propria strada, fatica e accetta la propria condizione con animo sereno, aspettando il momento più opportuno per agire e interagire. Certo, i ritmi e le coordinate culturali prevalenti nel nostro tempo, rendono sempre meno facile adottare l’atteggiamento paziente che «la natura usa nelle sue creazioni». Il tempo dell’attesa, normalmente difficile, sembra talvolta addirittura impossibile da sopportare. Si finisce così per dimenticare che nulla accade subito e fuori dal tempo, a cominciare dalla nostra nascita. Purtroppo nella vita ricalchiamo spesso la dannosa ingenuità di chi, pretendendo di aiutare il filo d’erba destinato, col tempo, a crescere per divenire stelo e poi spiga di grano, lo tira in su… sradicandolo. La pazienza, atteggiamento interiore e virtù, va vissuta ed esercitata prima di tutto nei confronti di se stessi per non lasciarsi demolire e fiaccare dalle inevitabili difficoltà che accompagnano le nostre giornate. C’è una sorta di positiva reciprocità: chi è paziente con se stesso saprà esserlo anche con gli altri. Chi è intollerante con gli altri è in genere impaziente e intollerante con se stesso. Senza che questo possa essere esibito come scusante né tantomeno come atteggiamento positivo, per esempio, dicendo: è vero, sono impaziente con gli altri, ma lo sono prima di tutto con me stesso. Non va bene in entrambi i casi! Perché sempre «Perdere la pazienza significa perdere la battaglia» (M. Gandhi). Certo, per essere vissuta in maniera positiva e operosa, la pazienza deve essere sostenuta dalla capacità di guardare oltre e dalla promessa di un futuro migliore. Senza di queste, la pazienza paralizza e si trasforma in rassegnazione e in sterile attendismo. L’antidoto è un lungo lavoro interiore che richiede tempo perché io possa leggere e rileggere gli eventi, silenzio per saper ascoltare e discernere le contraddizioni, serenità per cogliere spazi e segnali di crescita. Consapevole che «Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, mi ha dato il frutto della felicità» (K. Gibran).
“La pazienza è la virtù dei forti”: chissà quante volte, durante l’infanzia, abbiamo sentito ripetere questa frase dai nostri nonni. Quando si cresce si comprende che la pazienza è una dote necessaria in ogni processo che si desidera far durare nel tempo. Lo sviluppo e la maturità sono tappe che non è bene saltare o vivere con superficialità.
La frettolosità di solito comporta il rischio di comportarsi in maniera immatura e superficiale, giungendo a conclusioni errate. Non avere pazienza quando serve può compromettere in maniera irrimediabile tutto il lavoro svolto in precedenza, vanificando così i risultati ottenuti. Chi sa aspettare, chi sa essere paziente, dimostra di sapersi comportare con misura e saggezza per raggiungere il suo scopo. Questa è una grande manifestazione di potere perché dimostra che si è in grado di controllarlo, capendo quando è meglio agire e quando invece è opportuno aspettare che il tempo “faccia il suo lavoro”: stare fermi per un po’ senza avvertire la necessità di agire per forza, non agire e nello stesso tempo rimanere vigili e recettivi a ciò che ci circonda, accumulare conoscenza e distillarla lentamente dentro e fuori di sé, sono tutte manifestazioni dell’immenso potere della Pazienza. Si tratta di una virtù utile e feconda in grado di canalizzare il tempo in un’azione precisa, riflettuta. L’arte di saper aspettare non va però confusa con il menefreghismo o con la rassegnazione. Essere pazienti significa osservare, ascoltare, analizzare i movimenti del tempo e degli eventi aspettando che arrivi il momento giusto per muovere il passo decisivo al cambiamento, per portare a compimento l’obiettivo (che nel frattempo deve essere sempre fermo e ben preciso). La fretta, non curante dei tempi di maturazione di ogni cosa, porta alla rovina. D’altronde l’antico proverbio recita così: “La gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi”. La pazienza può essere considerata come la capacità di incanalare il tempo, valutando con attenzione i pro e i contro di ogni situazione senza intervenire, cercando di capire quando i tempi sono maturi e quanto un’azione affrettata potrebbe essere controproducente. Per imparare l’arte della pazienza bisogna dilatare il momento presente che si sta vivendo osservandolo con attenzione in tutti i suoi aspetti, invece che vivere di fretta e farlo “evaporare”. Ecco gli elementi principali che rendono unica questa “virtù”: ogni goccia di presente, ogni attimo è importante ed è parte del processo di maturazione di ogni creazione che vuole concretizzarsi; darsi il tempo di osservare e ascoltare permette anche di valutare le cose da un altro punto di vista (ascolto attivo e osservazione obiettiva); attraverso l’assimilazione delle informazioni e la comprensione profonda del progetto che si intende concretizzare nella realtà esterna, noi tutti possiamo raggiungere lo scopo prefisso con maggiori possibilità di successo. Sfruttiamo allora tutti i tempi di “vuoto” che ci è dato per allenarci alla pazienza e alla resilienza, in attesa di realizzare i progetti di vita o tutti quelli a cui teniamo.
PREVISIONI:
Gli ingredienti dei prossimi giorni saranno due: freddo e vento. Oggi la giornata finirà con cielo perlopiù limpido e ventilazione sostenuta, e così pure si svolgerà il giorno festivo. Lunedì pomeriggio arriveranno le nuvole e nella notte che porta al 1° Marzo, Cao de l’Ano Veneto e primo giorno della Primavera meteorologica, avremo dei fiocchi congelati dal cielo, portati dal vento. Martedì mattina farà freddo, ma torna il sereno. Mercoledì il cielo torna a sporcarsi, ma saliranno le temperature diurne e da giovedì e venerdi non scenderanno più sotto lo zero, con cielo coperto.
Sarà che il tempo poi, alla fine, proprio non ci sfiora
o forse è solamente il cielo quando si colora un po’ di più…
O forse sei tu.
Ti capirei se non dicessi neanche una parola,
mi basterebbe un solo sguardo per immaginare il mare blu
e niente di più…
E chiedimi tu come stai, se ancora io non l’ho capito
e se domani partirai portami sempre con te!
Sarò tra le luci di mille città, tra la solita pubblicità,
quella scusa per farti un po’ ridere…
E io sarò quell’istante che ti porterà una piccola felicità,
quella stupida voglia di vivere, sempre…
Sarà che tra tutto il casino sembra primavera,
sarà che la vertigine non mi fa più paura e guardo giù…
O forse sei tu
Mille volte ti ho cercato, ti ho pensato un po’ più forte
nella notte, ancora, mille volte…
Quella musica risuona in ogni parte, nella notte
Forse sei tu
quell’istante che mi porterà una piccola felicità
quella stupida voglia di vivere…
Sempre… Sempre…
Quella stupida voglia di vivere.
(O forse sei tu, Elisa Toffoli “Elisa”)
Franklin

Franklin è l’unico bambino di colore del gruppo, ma pare che questa scelta non fosse dettata da motivi politici. Buon amico di Charlie Brown, si conoscono su una spiaggia nel 1968 (non si erano conosciuti prima perché frequentavano due scuole diverse) e da allora hanno spesso lunghe conversazioni. Franklin è un bambino molto profondo, ed è l’unico a poter citare brani del Vecchio Testamento al pari di Linus.
Gioca bene a football e a baseball, fa parte della squadra di Piperita Patty.
A differenza degli altri Peanuts vive con molte meno ansie e preoccupazioni.